Interviste

Il fenomeno Rossopomodoro

il-fenomeno-rossopomodoro
Foto del profilo di Malvarosa
Autore Malvarosa

Ieri sera, presso la serra di Ischia Porto, si è tenuto il sesto appuntamento con Pizza d’aMare, la manifestazione organizzata da Casa Rosspomodoro, che sta scandendo l’estate sull’isola con pizze e show cooking tenuti da pizzaioli d’eccezione. Ospite della serata Salvatore Lionello, vincitore del XVI trofeo Caputo per la categoria gluten free. Ad aprirci le porte di casa Clelia Martino, operation manager di Rossopomodoro, che ci ha raccontato nel dettaglio il fenomeno Rossopomodoro.

25 anni di storia e una crescita senza eguali, che ha portato, oggi, alla presenza in tutto il mondo di 150 punti vendita, distribuiti tra 4 marchi – Rossopomodoro, Ham Holy Burger, Rossosapore, Anima e cozze –  tutti controllati da Sebeto spa, di cui Franco Manna è presidente, e tutti caratterizzati dagli stessi valori: eccellenza delle materie prime e qualità delle persone: «La qualità del prodotto è ciò che ci caratterizza. Noi siamo stati i primi ad aver utilizzato prodotti DOP e Slow Food, il che ha senz’altro incoraggiato le vendite, ma è il valore delle persone ad aver fatto la differenza. Io lavoro nel gruppo sin dagli inizi, insieme all’executive chef Antonio Sorrentino e a Enzo De Angelis, e posso dire che la ricerca del personale e il coinvolgimento delle risorse è stato un passo fondamentale, che ha permesso a Rossopomodoro di diventare nel tempo ambasciatore della pizza e della cucina napoletana nel mondo».

scuola-di-casa-rossopomodoro

Era il 1992 quando nasceva la prima pizzeria Rossopomodoro a Napoli, al Corso Vittorio Emanuele. L’idea di quello che sarebbe stato il ristorante era ben chiara: una trattoria napoletana con prodotti di alta qualità a prezzi accessibili. Il successo è stato immediato: «dopo poco aprimmo un secondo punto vendita a piazza Trieste e Trento, per poi spostarci su Milano e, man mano, in altre città del Nord. Qui abbiamo mantenuto il nostro cuore partenopeo, portando risorse napoletane. All’epoca era molto complicato convincere un pizzaiolo napoletano a spostarsi a Milano, perché al di là dei benefit il cuore restava a Napoli. I primi anni di insediamento sul territorio sono stati difficili ma ne è valsa la pena. Col tempo i clienti hanno riconosciuto la nostra autenticità, vedendo prodotti e persone napoletani sul posto. Entrando nei nostri locali, i tanti meridionali che vivevano al Nord si sentivano a casa. Ricordo all’inaugurazione di uno dei nostri locali a Moncalieri, in Piemonte, una signora mi confessò, emozionata di sentire di stare a Napoli. I clienti riscontravano i colori, i suoni e anche gli odori della città. Questo ha dato forza al marchio, riconosciuto sempre di più come un marchio di qualità, che rispondeva alle aspettative. Ancor oggi la pizza di Rossopomodoro è una pizza napoletana fatta da pizzaioli napoletani».

Il format ben presto è stato esportato: «abbiamo aperto la prima pizzeria Rossopomodoro all’estero a Reikjavik e ancora adesso questa è l’unica pizzeria italiana in Islanda. E, poi, Arabia Saudita, Stati Uniti, Giappone… la nostra ultima apertura risale a una decina di giorni fa. Abbiamo inaugurato il nostro secondo punto vendita a San Paolo, Brasile, gestito da Rosario Minucci, napoletano doc».

pizza-d'amare-rossopomodoro

Come mantiene Rossopomodoro inalterati i livelli di qualità? «Noi abbiamo delle ricette e dei prodotti che forniamo a tutte le pizzerie. E abbiamo il cambio menu ogni quattro mesi. Il prossimo sarà a settembre. Durante questa fase tutto il personale di ogni punto vendita – dal direttore  ai ragazzi della sala, passando per chef e pizzaioli – segue due giorni di formazione, durante i quali vengono mostrati tutti gli step delle preparazioni. Successivamente ogni sede riceve le ricette e tutti i prodotti selezionati dagli executive chef».

La voglia di coinvolgere il cliente si concretizza anche in attività di formazione per bambini e appassionati di cucina con Casa Rossopomodoro, un ramo della società nato dall’intuizione di Clelia Martino insieme ad Antonio Sorrentino e a Enzo De Angelis: «Casa Rossopomodoro è nata oltre una decina di anni fa con l’intento, all’inizio, di organizzare corsi di pizza e cucina nei punti vendita. L’idea è nata dal confronto coi nostri clienti, che spesso ci chiedevano come realizzavamo i piatti presenti nei nostri menu. Noi abbiamo deciso di mostrarlo dal vivo. Negli ultimi anni i nostri chef hanno insegnato ad adulti e bambini come selezionare prodotti di qualità, manipolare gli impasti, riprodurre in casa piatti semplici. Col tempo il ventaglio di eventi si è fatto sempre più ampio e articolato fino ad arrivare, oggi, a Pizza d’aMare e ai suoi 8 appuntamenti con grandi maestri e talenti emergenti della pizza napoletana».

Da non perdere i prossimi due, con Diego Viola giovedì 17 agosto e il 24 agosto con Attilio Albachiara di Pummarò.

Il fenomeno Rossopomodoro ultima modifica: 2017-08-11T10:43:41+00:00 da Malvarosa

Autore

Foto del profilo di Malvarosa

Malvarosa

Leave a Comment