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Ischia Safari 2016

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Due serate all’insegna della cucina mediterranea di alta qualità con la seconda edizione di Ischia Safari, che avrà luogo sull’isola il 18 e 19 settembre.

La manifestazione, ideata dagli chef Nino Di Costanzo e Pasquale Palamaro, riunirà noti professionisti –chef, pizzaioli, pasticcieri- che valorizzeranno con le loro creazioni i prodotti d’eccellenza del territorio.

Aprirà l’evento, domenica 18 settembre, una cena di gala presso l’Albergo Regina Isabella. La suggestiva location farà da sfondo a un menù esclusivo ideato dagli chef stellati Nino Di Costanzo, Pasquale Palamaro,Gennaro Esposito, Gaetano Trovato, Francesco Sposito, Alfonso Iaccarino, Antonino Maresca.

Lo splendido parco termale Negombo, situato sulla baia di Montano, ospiterà, invece, le performances di lunedì 19 settembre.  L’ingresso di € 45 darà diritto a un carnet di 35 degustazioni libere, di cui 30 per il settore food e 5 per i drink.

negombo

Ecco gli chef e i pizzaioli protagonisti di questo imperdibile incontro.

 

Nino Di Costanzo: Insigne fautore del binomio cucina-arte, il suo pensiero supera di gran lunga quel banale concetto espresso nel motto “l’occhio vuole la sua parte”. Lo chef stellato Di Costanzo, proprietario della Danì Maison a Ischia, propone un repertorio di autentici capolavori da contemplare come fossero quadri esposti in museo in un’esperienza multisensoriale. E’ quasi un peccato spezzare con la posata l’equilibrio dei vari elementi disposti sul piatto, infrangere il seducente connubio tra ingredienti locali ischitani e calcoli scientifici in un’ideologia che fonde la cucina territoriale con i principi dell’architettura e valuta attentamente in termini estetici persino la scelta del supporto, di materiale pregiato, che è parte integrante del prodotto finale.

Pasquale Palamaro: Giovane fuoriclasse, chef del ristorante Indaco presso le terme Regina Isabella a Lacco Ameno, Palamaro tutela l’idea di una bellezza ponderata e classica che permea ogni procedimento, dall’allestimento del piatto sino alla mise en place. Una cucina fondamentalmente ipocalorica, assai povera di grassi: scarso è l’utilizzo del burro, perlopiù di Normandia, mentre è forte la predilezione per l’olio EVO, che Palamaro acquista da un piccolo produttore locale. Come un mago ama confondere i clienti con effetti squisitamente ottici, artifici camaleontici, “travestendo” gli ingredienti di una pietanza con notevole perizia tecnica e chiaramente senza danneggiare in alcun modo il loro sapore delicato.

Gaetano Trovato: Chef proprietario del ristorante Arnolfo presso Colle di Val D’Elsa, alla base della sua filosofia vi sono i prodotti offerti dal territorio senese a braccetto con qualche perla di matrice siciliana, retaggio della sua infanzia, la passione per l’architettura e la volontà di valorizzare in particolar modo i sapori di stagione, da cui scaturisce l’esigenza di rinnovare il menu almeno quattro volte ogni anno. Ritmicamente cambia veste il grande protagonista della sua cucina nonché della tradizione toscana: il piccione, presentato in maniera diversa a seconda del periodo dell’anno.

Francesco Sposito: Un predestinato che arriva ai fornelli dopo un diploma di maturità classica e una breve esperienza universitaria. La cucina lo invoca, il Vesuvio vuole a tutti i costi il suo Efesto. E oggi presso la Taverna Estia a Brusciano in provincia di Napoli lo chef Sposito rende i suoi clienti partecipi di spettacoli variopinti e complessi, figli di percorsi simultanei e anche contraddittori, che manifestano una piena annessione della gastronomia campana all’universo di idee che appartengono all’attuale corrente culinaria. Fondamentale nella sua formazione l’approfondimento delle più recenti tecniche di cottura, come il sottovuoto o ancora l’utilizzo dell’azoto liquido. Sposito secondo gli esperti è nell’élite degli chef che hanno reinterpretato e rifunzionalizzato in maniera più originale la tradizione.

Gennaro Esposito: Tanto simpatico quanto geniale, noto a tutti per le frequenti apparizioni televisive, lo chef Esposito molto affezionato ai sapori della sua terra è riuscito a raggiungere le due stelle Michelin, modernizzando mostri sacri della tradizione, da cui non si è mai allontanato neanche sotto le ali protettrici di due personaggi leggendari come Vissani e Ducasse, che hanno arricchito il bagaglio del discepolo napoletano senza mai affievolire il legame con le sue origini. Oggi il re ha il proprio trono presso il ristorante Torre del Saracino e i punti forti della sua cucina sono gli alimenti chiave della dieta mediterranea, specialmente pesce azzurro, pasta rigorosamente di Gragnano e verdure di stagione.

Giuseppe Aversa: “Il Buco”, così si chiama il suo ristorante in quel di Sorrento, ma è tutt’altro che un pertugio buio e inospitale. E’ infatti una splendida e variopinta dimensione in cui si respira la profonda filantropia dello chef Giuseppe Aversa, fedele alla cucina territoriale e impossessato da un ultraterreno estro che si manifesta evidentemente in piatti delicati, nonché seducenti ibridi tra sentimento patriottico e apertura alle innovazioni.

Nando Porcaro: Chef del San Montano Resort, il suo legame con la gastronomia campana è indissolubile, non a caso prodotti come la mozzarella di bufala e la pasta gragnanese trafilata in bronzo non mancano mai. Quotidianamente propone il pescato del giorno, poiché se il pesce nel ristorante di un’isola non è fresco, allora è sacrilegio. Tuttavia l’arte in cui lo chef Nando Porcaro eccelle è la pasticceria, specie quella napoletana, e va evidenziato anche l’alto livello dei suoi gelati, preparati ogni giorno.

Salvatore Bianco: Executive chef del ristorante “Il Comandante” presso l’Hotel Romeo sul lungomare di Napoli, Salvatore Bianco è inevitabilmente innamorato della tradizione gastronomica partenopea e in generale dei prodotti offerti dalla sua regione. Il suo pensiero coniuga la ricchezza del mare con quella dell’entroterra, pertanto i suoi punti fissi vanno identificati con il baccalà e i molluschi da una parte e la mozzarella di bufala e la provola di Agerola dall’altra. Dà tantissima attenzione, come tutti gli adepti della cucina territoriale, alle verdure di stagione.

Alfio Ghezzi: La “Locanda Margon” a Trento è la casa del letterato Alfio Ghezzi, docente del gusto, poliedrico artista condotto dalle Muse della poesia culinaria, che risiedono probabilmente sul Monte Bondone, ai fornelli. In cucina lo chef Ghezzi erge un’ara dedicata al suo unico dio, il Territorio, venerato con numerose offerte votive che corrispondono a giusti compromessi tra il mondo trentino e lo spirito rivoluzionario del movimento attuale.

Ciro Calise: Chef del ristorante “La Lampara” presso l’hotel “Miramare e Castello” in una delle località più caratteristiche dell’isola d’Ischia, ha il compito di allietare i palati dei clienti, i cui occhi sono al medesimo tempo rallegrati dallo splendido panorama. Selezione accurata della materia ittica in particolare e attenzione ai sapori genuini e stagionali, lo chef Calise è l’artefice di un’intrigante esperienza che coinvolge tutti i sensi.

Errico Recanati: Chef del ristorante “Andreina” a Loreto in provincia di Ancona, propone la tipica cucina marchigiana rivisitata in chiave moderna. Dunque nell’ossequio della tradizione c’è un occhio di riguardo alla cacciagione, ma altrettanta attenzione verso il progresso e le novità in continuo fermento. Secondo Recanati un piatto deve suscitare un’emozione, un ricordo a ogni assaggio, perciò deve essere il più semplice e minimale possibile.

Salvatore La Ragione: Più che ragione, c’è sentimento nell’anima dello chef proprietario del ristorante “Mammà” a Capri. Passione nel selezionare gli ingredienti migliori, tra i quali menzioniamo i vari pesci del golfo forniti quotidianamente da pescatori capresi e le verdure dei contadini di Anacapri. Cucina di casa e del popolo in tutti i sensi, ma presentata in vesti eleganti e moderne. Questo è il segreto della politica adottata dallo chef Salvatore La Ragione, formato da un precettore illustre come Gennaro Esposito.

Angelo Sabatelli: Luccica a Monopoli in provincia di Bari il ristorante dello chef Angelo Sabatelli, moderno cosmopolita che ha girato il mondo prima di intraprendere quest’avventura in terra pugliese, dalla quale eredita il patrimonio di ricette tradizionali. Ma nei piatti di una cucina secolare Sabatelli inserisce il suo esclusivo marchio di fabbrica, frutto dell’esotismo scaturito da un continuo viaggiare e visitare posti e culture differenti, basti pensare all’Indonesia e all’isola di Mauritius, tra le tappe del lungo e variegato percorso sabatelliano.

Umberto Regine: Il nome ristorante dello chef Umberto Regine è tutto un programma: “Umberto a Mare” a Forio d’Ischia. Panorama mozzafiato e cucina imperniata sui tesori di cui gode il nostro mare. Pesce azzurro a volontà, come manifesto della dieta mediterranea, prodotti campani e soprattutto smisurata creatività e anche un briciolo di  perverso azzardo, specie nel tortino di melanzane candite e cioccolato, un dolce che desta tutti dal letargo e suscita la voglia di prenotare un tavolo.

Vincenzo Guarino: Chef del ristorante “Il Pievano” all’interno del Castello di Spaltenna nel Chianti, Vincenzo Guarino intreccia la tradizione campana delle sue origine con quella toscana d’adozione, giungendo a risultati sorprendenti e sublimi. Pesce livornese, ortaggi e selvaggina locali, centinaia di erbe aromatiche spontanee tutte offerte dal paesaggio circostante in nome della pura dottrina della cucina territoriale.

Danilo Di Vuolo: Chef del ristorante delle terme Scrajo a Vico Equense,  Danilo Di Vuolo mostra notevole interesse nei confronti delle novità introdotte dal progresso, ma la sua base è quella della cucina tradizionale. Concepisce qualsivoglia piatto storico come punto di partenza per la creazione di una nuova ricetta, pertanto la tradizione è modello imprescindibile, sul quale coniare le proprie invenzioni e mettere in atto idee innovative.

Giuseppe D’Abundo: Chef del Mezzatorre Resort&Spa , Giuseppe D’Abundo è promotore di una cucina fresca e mediterranea, che ha le proprie radici nella complessa storia gastronomica dell’isola d’Ischia e intende valorizzare prodotti sia dell’orto che del mare in proposte interessanti che risultano un equo compromesso tra passato e futuro.

Libera Iovine: Eroina della cucina ischitana, Libera Iovine incanta palati indigeni e forestieri presso il ristorante Pietratorcia a Forio, il cui manifesto rivela una piena adesione ai principi della cucina territoriale con valorizzazione degli ingredienti locali ed esaltazione della cacciagione e del pescato, due elementi cardinali nella gastronomia isolana, senza sottovalutare il piano estetico e squisitamente moderno nella presentazione di ricette secolari.

Giovanni De Vivo: Chef del ristorante “Il Mosaico” presso le terme Manzi di Casamicciola, la cucina di Giovanni De Vivo premia le eccellenze campane e lavora sul consueto patrimonio gastronomico regionale. Fervida è la ricerca dei prodotti stagionali, così come è ardente la volontà di realizzare piatti leggeri dal gusto sia noto che repentino in un’esplosione di sapori che scateni un’emozione già provata, eppur improvvisa. Un gioco di antitesi che rende la sua filosofia seducente.

Giuseppe Stanzione: Chef del ristorante “Le Trabe” a Capaccio in provincia di Salerno, in gioventù arricchisce il proprio bagaglio di conoscenze culinarie con pellegrinaggi in più continenti. Tra le sue mete ricordiamo in particolare la Cina e la Thailandia, poiché è proprio l’esperienza asiatica ad aver trasformato lo chef Stanzione in un grande cultore delle spezie, che inserisce come arma segreta nella reinterpretazione di ricette tradizionali.

Andrea Migliaccio: Chef ischitano, Andrea Migliaccio dirige la cucina del ristorante “L’Olivo” del Capri Palace Hotel. Le sue idee sono chiare: selezione degli ingredienti tipici del territorio, in primis del miglior pesce azzurro del Mediterraneo, e tutela dei prodotti stagionali, da cui scaturisce un ciclico mutamento del suo menu.

Fabio Pisani: Originario di Molfetta, con il collega Alessandro Negrini è lo chef al timone del ristorante “Il Luogo di Aimo e Nadia”. La sua filosofia prende in considerazione l’intera storia gastronomica nazionale e presuppone l’accurata selezione di prodotti del territorio dal nord al sud della penisola, dalla montagna al mare.

Emanuele Mazzella: Nato a Ischia, Emanuele Mazzella è lo chef del ristorante “Vespasia” all’interno del relais&chateaux Palazzo Seneca a Norcia. La sua cucina poggia sulle solide fondamenta dell’eccitante connubio tra la tradizione umbra e quella ischitana: l’agnellino, il tartufo e il coniglio sono i tre prodotti che non mancano mai.

Marco Ambrosino: Il procidano Marco Ambrosino è lo chef del “28posti bistrot” a Milano, un autentico fortino di cucina contemporanea che utilizza esclusivamente prodotti di stagione nella convinzione che l’ambiente e i cicli stagionali contino più di qualsiasi altra cosa e valorizza la tradizione campane con note di avanguardia qua e là.

Angelo D’Amico: Colonna portante del ristorante “Le Macine” all’interno dell’”Una Hotel Il Molino” a Marina Ascea in provincia di Salerno. Angelo D’Amico custodisce e valorizza gli autentici sapori e profumi tipici del Sannio Beneventano, rispettando e sfruttando i prodotti prettamente locali e stagionali.

Ciro Mattera: Chef del ristorante “Il Saturnino” a Forio d’Ischia, Ciro Mattera è consapevole di come l’identità gastronomica ischitana sia sorta in un contesto rurale e si sia evoluta nel tempo, abbracciando inevitabilmente anche le risorse del mare. Perciò la sua cucina ha profonde radici contadine, preserva i prodotti offerti dal territorio e la sublime varietà di pesce azzurro offerta dal Mediterraneo.

Mario Affinità: Originario di Caserta, Mario Affinità debutta nel mondo della pasticceria, dove dimostra già una certa propensione per la sperimentazione. Ora è lo chef del ristorante “Don Geppi” all’interno dell’Hotel “Majestic Palace” a Sant’Agnello di Sorrento. Le sue idee sono conformi al rispetto dei prodotti del territorio campano e generalmente nazionale e alla tutela dei sapori della materia prima, che non vanno offuscati da un’eccessiva speculazione culinaria.

Alfonso Iaccarino: Chef del ristorante “Don Alfonso 1890” presso Sant’Agata sui Due Golfi, Alfonso Iaccarino propone una cucina squisitamente meridionale e apparentemente elementare, connessa all’identità culturale del territorio e attenta al rapporto tra ambiente e materia prima, una relazione che va assolutamente rispettata. Questo particolare sentimento fa di Iaccarino un chiaro esponente del territorialismo.

Giulio Coppola: Chef del ristorante “La Galleria” a Gragnano, è palese che il cavallo di battaglia di Giulio Coppola sia la pasta trafilata in bronzo, patrimonio del luogo, sfruttato pienamente nella realizzazione di ricette che fondono tradizione e avanguardia senza fuoriuscire dall’ottica della cucina mediterranea. Un piatto-manifesto della filosofia coppoliana in questo senso è la pasta e patate, classico campano, ripassata con ristretto di crostacei.

Antonino Maresca: Sorrentino purosangue, l’idealizzazione della patria come maggior fonte di ispirazione dei suoi dolci contraddistingue il romantico pasticcere Antonino Maresca. La sua pasticceria non è ideologicamente fissa e salda, ma dinamica, in continuo mutamento, sempre aperta a novità, nell’assidua ricerca di armonia ed equilibrio di forme e sapori.

Gianluca D’Agostino: Chef del ristorante “Veritas” a Napoli, il culto della materia prima concepita come sacra è alla base del pensiero di Gianluca D’Agostino, fedele alla tradizione partenopea, integrata nel panorama di nuove metodologie di cottura con l’utilizzo di strumenti e apparecchi che permettono di controllare le temperature. L’olio extravergine è basilare nella sua cucina, ma occhio ai friarielli di stagione, che D’Agostino offre in tutte le salse.

 

Franco Pepe: Il suo feudo è “Pepe in Grani” a Caiazzo, la sua pizza è la più buona del mondo. Franco Pepe è il demiurgo di un impasto ad alta digeribilità lavorato a mano leggero, profumato, frutto di numerosi esperimenti e miscele di farine selezionate in base alla percentuale di glutine, così come all’umidità e alla temperatura dell’ambiente.

Enzo Piccirillo: Sovrano assoluto della pizzeria “La Masardona” a Napoli Enzo Piccirillo entra di diritto nel repertorio mitico partenopeo con un delle migliori pizze fritte sulla faccia della Terra, secondo la storica ricetta di famiglia che preserva con cura.

Ivano Veccia: Tra i migliori pizzaioli emergenti, le mani di Ivano Veccia danno vita a flussi di emozioni sia alla consolle per dj che al forno a legna. Presso quest’ultimo, precisamente al ristorante “Il Limoneto” a Forio, Ivano ama sperimentare nuovi impasti e rivoluzionari accostamenti di ingredienti.

Salvatore Di Matteo: Maestro pizzaiolo e friggitore presso la leggendaria pizzeria “Di Matteo” in via dei Tribunali a Napoli, da anni polo d’attrazione di gargantuesche folle di golosi, specialmente studenti universitari, che si recano ivi per le deliziose fritture, come l’etera frittatina di pasta, e l’ottima pizza.

Gianfranco Iervolino: Illustre e pluripremiato maestro pizzaiolo, storico volto di Palazzo Vialdo a Napoli, abbandonato di recente, Gianfranco Iervolino è un pioniere per quanto concerne la sperimentazione di farine e nuove tipologie di impasto a lunga lievitazione. Sceglie i migliori prodotti campani, concepisce la pizza come un piatto “gourmet” e sebbene si definisca spesso “pizzaiolo per caso”, è palese che sia talentuoso come pochi.

 

 

Ischia Safari 2016 ultima modifica: 2016-09-10T10:35:48+00:00 da Stefano D’Ambra

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Stefano D’Ambra

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