Style / 18 Marzo, 2021

Dal Dolce Stil Novo a Marilyn Monroe: il mito delle “bionde”

I capelli biondi come i campi di grano baciati dal sole sono indubbiamente motivo di gran fascino e seduzione, un po’ come il rossetto rosso e il tubino nero. Il mito delle bionde è nato con Marilyn Monroe ed è stato consacrato sul grande schermo dalla sua pellicola del 1953 “Gli uomini preferiscono le bionde”. 

 

Come è nato il mito delle bionde?

Oltre alla bellezza e alla seduzione indiscussa della diva, è noto però il pregiudizio sulle bionde etichettate come “oche”, “stupide”, “svampite” e “frivole”. Molti pensano che tutto sia legato al personaggio di Lorelei Lee interpretato dalla diva americana nella pellicola sopra citata. In realtà per scoprire l’origine di questo pregiudizio bisogna fare un salto indietro di ben otto secoli. Nell’anno 1185 Andrea Cappellano, nel suo trattato “De Amore”, definisce i canoni dell’amore cortese (e sarà il riferimento per tutti i poeti successivi): la donna è di ceto nobile, angelicata, sposata ma padrona e signora del cuore del poeta, e ovviamente bionda. Dei capelli della Beatrice di Dante non abbiamo notizie certe, ma poiché il sommo poeta paragona l’amata a un angelo e gli angeli negli affreschi dell’epoca sono sempre biondi, la tradizione la fa rientrare nell’elenco delle bionde celebri. Con Petrarca però si tocca l’apice dell’elogio della bionda chioma: i capelli color grano di Laura hanno avuto numerosi lodi da parte del poeta. Da allora in poi il topos è fatto: la donna bionda è sempre vista come creatura lodevole, angelica, nobile d’animo e pia, ben lontana delle brune, viste come peccaminose, licenziose e ribelli. Le cose però cambiano decisamente con il critico letterario russo Michail Bachtin che ridicolizza la donna angelica dalla bionda chioma e la etichetta come stupida e lasciva. Le more riprendono il sopravvento con la Silvia di Leopardi (le sue “negre chiome” sono lodate dal poeta) e con la Lucia de “I Promessi Sposi” dai “neri e giovanili capelli”. Nella metà del ‘900 rinasce il mito delle bionde con la diva americana Marilyn, ma anche lo stereotipo della bionda svampita e dai facili costumi, dunque ben lontano dal concetto originario di bionda del Dolce Stil Novo. 

 

Le bionde oggi 

Nonostante i pregiudizi continuano tuttora, tante sono le donne dalla bionda chioma che hanno dimostrato di essere l’opposto dello stereotipo consolidato: Hillary Clinton, J.K. Rowling, Taylor Swift, Emma Watson o Jennifer Lawrence sono per citarne alcune, donne colte, di successo, intelligenti e paladine dei diritti delle donne. 

 

m.s.

 

Style / 17 Marzo, 2021

Air Jordan: la storia delle sneakers diventate leggenda

Sono le scarpe più desiderate del momento (o forse dell’ultimo decennio per essere precisi): le Air Jordan. Se pensiamo a Michael Jordan impossibile non pensare agli anni nei Chicago Bulls e alle sneakers più iconiche di sempre. Queste scarpe sono diventate leggenda dentro e fuori il parquet della NBA. Ma qual è la loro storia? 

 

Michael Jordan e l’accordo con Nike 

C’era una volta un paio di Jordan. La storia non inizia proprio così. Il giovane e non ancora vincente Michael voleva firmare ardentemente con Converse o Adidas, ma i due brand erano scettici per investire su quel giocatore ancora sconosciuto e non ancora leggenda. L’Adidas a quel tempo investiva sui giocatori di tennis, mentre la Converse aveva già firmato con Magic Johnson, Larry Bird e Julius Erving. Fu la signora Deloris a convincere il giovane figliolo di essere più “flessibile” e cambiare idea sulla Nike. Anche il suo agente, David Falk, si rivolse alla madre per persuadere Michael e non lasciarsi sfuggire l’occasione. L’accordo della Nike era impegnativo per un’azienda non ancora forte. L’ingaggio era di 250 mila dollari (tutti gli altri sponsor NBA della Nike ne prendevano 100 mila). La Nike però inserì 3 clausole nel contratto:

  • Jordan avrebbe dovuto vincere il titolo di Rookie dell’anno NBA
  • avrebbe dovuto avere una media di 20 punti e partecipare all’All Star Game
  • la vendita delle sneaker dovevano fruttare almeno 4 milioni di dollari nei primi 3 anni.

Il resto della storia è leggenda. Nei primi 2 mesi di vendita le Air Jordan fruttarono alla Nike 70 milioni di dollari! Jordan finì l’anno con 28,5 punti di media, fu convocato per l’All Star Game e vinse il premio matricola dell’anno. 

 

Le Air Ship bannate 

Al debutto nella Summer League però Jordan non indossò le sue sneakers (sarebbero arrivate solo qualche mese dopo) ma le Air Ship, disegnate da Peter Moore, nella colorazione rossa e nera. La Lega NBA però multò la Nike di 5000 dollari perché la scarpe non avevano il colore bianco. Le Air Ship rosse e nere furono “bannate”, ma la Nike non solo pagò la multa (e quelle successive) ma permise al giocatore di continuare ad indossare sul parquet quella colorazione. Jordan d’altro canto rispose che ad essere bannate non erano le Air Ship, ma le scarpe Jordan e che lui avrebbe continuato incurante ad indossarle perché amava quella colorazione e portava fortuna. Come disse Deion Sanders “If you look good, you feel good; if you feel good, you play good”. Le vendite delle sue sneakers salirono alle stelle.

Le scarpe più iconiche restano però le Air Jordan del 1985. 

 

m.s. 

 

Style / 16 Marzo, 2021

Victoria’s Secret: storia del noto brand di lingerie

Chi non conosce Victoria’s Secret, il brand di lingerie femminile più famoso di sempre? Le sue modelle, meglio note come gli Angeli, sono amate ed ammirate in tutto il mondo, sia dal pubblico femminile che maschile. Ma come è nato questo brand? Qual è la sua vera storia? Scopriamola insieme.

 

Storia di Victoria’s Secret 

Ogni storia ha un inizio. La nostra storia inizia con un giovane 30enne di nome Roy Raymond, laureato a Stanford, che nell’America degli anni ‘70, rivoluzionaria ma ancora bigotta, desidera comprare della lingerie elegante e raffinata per sua moglie, ma non gli garba quella poco femminile e dozzinale del Mall (centro commerciale). Si informa, studia il mondo underwear  e nel 1977 fonda in California Victoria’s Secret. Con un prestito apre la prima boutique, in stile molto elegante e raffinato, che propone lingerie molto diversa da quella dell’epoca. La sua proposta di intimo femminile non è comoda e pratica, ma è esclusiva, sexy, sofisticata, insomma per una serata o un evento speciale, non certo per tutti i giorni. Ma il suo obiettivo è anche di dare un messaggio chiaro e preciso: ogni donna ogni giorno della sua vita può sentirsi sexy e glamour sfoggiando lingerie esclusiva. Il successo è immediato. Il primo anno di attività il brand incassa mezzo milione di dollari. Vengono aperte nuove boutique e viene arricchito il catalogo. Il fatturato dell’anno successivo è di 6 milioni di dollari l’anno. La storia fin qui sembra andare a gonfie vele. Le cose cambiano quando Raymond vende il brand per un 4 milioni di dollari a Leslie Wexner, uno degli uomini più ricchi d’America. Leslie subito nota un errore madornale: Raymond si rivolge solo ad un pubblico maschile che acquista lingerie femminile. Di qui la svolta. 

 

Il cambio nome e il successo planetario del brand 

La boutique di Raymond con le tende in seta, i divani in velluto rosso e i mobili in legno scuro ha uno stile un po’ vittoriano agli occhi di Leslie, ma anche un che di misterioso ed affascinante. Di qui la scelta del nome: Victoria’s Secret. Cambia il format: lingerie lussuosa, ma accessibile, sexy e sofisticata, ma anche quotidiana. Viene amplificata l’offerta, non solo intimo, ma anche profumi, borse, cosmetica, costumi da bagno. La società oggi vale 2 miliardi. Oggi il potere di questo brand è quello di trasformare modelle ignote in celebrità internazionali, gli Angeli, chiamate così perché sfilano in lingerie in passerella indossando sempre magnifiche ali. 

m.s. 

 

Style / 12 Marzo, 2021

Colori Pantone 2021: tendenze moda

Conoscete già i Colori Pantone 2021? Quest’anno il Pantone Color Institute ha deciso di strafare proponendo non uno, bensì due colori dell’anno: Ultimate Grey 17- 5104 e Illuminating 13- 0647. L’executive director di Pantone Leatrice Eisemen ha motivato la scelta come “un connubio di colori stabile nel tempo ed incoraggiante, che trasmette un messaggio di forza e speranza”. Di che colori si tratta e come li possiamo abbinare? Scopriamolo insieme. 

 

Ultimate Grey e Illuminating 

Un grigio e un giallo, ecco i due colori dell’anno 2021, secondo Pantone. Una coppia anomala? Forse non tanto se si pensa che nell’activewear, ossia nella moda sportiva, ma anche nell’interior design questo abbinamento di nuance viene proposto già da anni.Questo mix di tonalità è energico, vitale, caloroso ed ottimistico, è un augurio per il mondo intero, è un messaggio di speranza che siano un anno migliore per tutti. Le persone hanno necessità di sentirsi rincuorati, incoraggiati e stimolati positivamente, anche nella moda e nella scelta dei colori. Non era meglio un verde speranza? Questa è stata la domanda di tanti esperti di moda internazionale. Pantone, si sà, ama stupire e non voleva scadere nella banalità di un colore prevedibile e scontato (oltretutto il verde è associato anche ai dollari, quindi ai soldi, e non era il caso in tempo di crisi economica mondiale). I colori dell’anno 2021 sono un grigio né troppo chiaro né troppo scuro, ma di un colore pieno e brillante, non spento né cupo, e un giallo “molto giallo” carico, brillante, intenso, vibrante, solare ed allegro. Dunque quest’anno la moda sarà incentrata su questo binomio di cromie. Non è la prima volta che Pantone sceglie non uno, ma due colori dell’anno: ricordate il rosa pallido e  l’azzurro cipriato Serenity del 2016? 

Il grigio Ultimate Grey vuole simboleggia la forza, la solidità dell’uomo di fronte alle avversità della vita, l’essere umano che non si lascia piegare dal virus, ma combatte con tutte le sue forze e alla fine vince.

Il Giallo Illuminating rappresenta l’ottimismo, la solarità, la speranza di un domani migliore, la luce dopo il buio dello scorso anno. Quindi Pantone quest’anno vuole dare un messaggio di speranza e positività a tutto il mondo. 

 

m.s. 

 

Style / 4 Marzo, 2021

Mocassini femminili, trend della Primavera 2021

Che vi piacciano o no, i mocassini saranno il trend della primavera 2021. Dopo essere stati ampiamente usati già nella stagione invernale in chiave superflat e slipper, i mocassini con platform si prefiggono di sostituire le comfort shoes femminili della stagione primaverile. Il modello maschile viene rivisitato in chiave glamour e femminile per diventare trendy e nuovamente alla moda e dotarsi di tacco alto, platform e dettagli preziosi. 

 

Come indossare i mocassini femminili?

Amate i mocassini, ma non sapete come abbinarli. Ecco i consigli delle esperte di moda Malvarosa per i vostri outfit da urlo questa primavera 2021:

  • mini vestito nero a mezza manica in abbinamento a calzini corti di filo di scozia e mocassini lucidi nero con tallo alto e punta quadrata e fibbia dorata;
  • mocassini colorati (bianco o perché no anche tinte vivaci come blu, rosso, rosa) in abbinamento a jogger in cotone grigio e camicia bianca oversize a fiorellini;
  • jeans chiari con caviglia scoperta in abbinamento a giacca a righe multicolore con frange e mocassini in pelle nera con tatto e fibbia dorata per un perfetto look anni ‘70;
  • per un look elegante da serata importante o appuntamento galante mocassino lucido con tacco basso in abbinamento a gonna in tulle nero, giacca doppiopetto e corpetto in pizzo o paillettes;
  • gonna a pieghe e cardigan oversize e mocassini nero in perfetto stile college americano.

 

Con o senza calzino?

Le fashioniste non hanno dubbi sul fatto che i mocassini saranno le scarpe più desiderate ed usate della stagione primaverile 2021 oramai alle porte. Ma la domanda che tutti si pongono è: i mocassini con o senza calzino? Per slanciare la figura e non spezzare la silhouette senza dubbio senza calzino vanno indossati, ma molte fashion blogger non hanno paura di osare e indossare i calzini senza timore. A voi la scelta dunque! 

 

m.s. 

 

Style / 26 Febbraio, 2021

Le acconciature femminili nella storia

Le acconciature femminili e i tagli non sono stati sempre gli stessi, ma si sono evoluti nel corso del tempo. Chignon, trecce, boccoli, capelli raccolti o sciolti, lisci o mossi, carrè o taglio scalato: esiste senza dubbio l’acconciatura perfetta per ogni donna e per ogni occasione. La pettinatura giusta è quella che rende una donna sicura di sé e la fa sentire bella e disinvolta. A volte basta una pettinatura per rendere elegante anche il più semplice degli abiti, come un tubino nero abbinato a un chignon alto, così come una chioma mossa e sciolta dà subito l’aria ribelle e sbarazzina. 

Le acconciature femminili nell’antichità

Nell’Antico Egitto l’acconciatura era sinonimo di status sociale. Le donne erano solite radersi i capelli (per motivi igienici) e indossare parrucche nere o blu di trecce ed ornare il capo con nastri e fiori di loto. Nell’antica Grecia le donne ci tenevano a pettinare bene i loro capelli, per distinguersi dalle donne “barbare” (ossia forestiere). Solitamente tenevano i capelli ricci ma ordinati con boccoli raccolti sulla nuca. Le acconciature femminili erano rigide e simmetriche. Le donne erano solite schiarirsi i capelli con soda, sapone di olio e soluzioni alcaline fenicie. Nella Roma imperiale, invece, le fanciulle non avevano la riga centrale e raccoglievano i capelli arricciati in massa legandoli con un nastro, in una sorta di coda bassa. Le matrone cambiavano acconciatura a seconda della moda ed avevano schiave specializzate esclusivamente nella cura dei loro capelli. Solitamente le donne di alto rango avevano i capelli raccolti in acconciature molto complesse ed arricchite da spille e diademi.

Le acconciature femminili nel Novecento

Facendo un salto avanti nel tempo e nei secoli, una grande svolta nella storia delle acconciature si ebbe negli anni ‘20 del ‘900. Nell’aria c’erano grandi cambiamenti e le donne avevano voglia di scoprirsi (non solo le caviglie e le gambe, ma anche il collo). Ecco perché il bob divenne il taglio alla moda e per la prima volta nella storia le donne tagliarono i capelli in un caschetto cortissimo liscio o mosso. Solitamente le acconciature erano arricchite con fasce, strass, piume e perle. 

Negli anni ’40 la moda hollywoodiana imponeva invece alle donne capelli mossi e vaporosi portati all’altezza delle spalle. Negli anni ‘60 fu la volta delle acconciature XXL al alveare, dei capelli cotonati e delle chiome super voluminose. Negli anni ‘70 si torna ad acconciature sobrie, ma prendono piede le colorazioni per capelli a prezzo accessibile. Ecco perché esplose la moda del biondo platino per tutte. Negli anni ‘90 spopolavano invece i colpi di sole e le meches, i tagli scalati e sbarazzini e l’effetto “look bagnato”. Gli anni Duemila vedono il boom dei capelli lisci e lunghissimi e il ricorso quotidiano alla piastra e alle extension. 

 

m.s.

 

Style / 25 Febbraio, 2021

Stile bohémien

Lo stile bohémien è tornato prepotentemente di moda negli ultimi anni. Sempre più donne desiderano essere alternative, controcorrente e vogliono distinguersi dalla massa in una società sempre più standardizzata. Si tratta di uno fresco, leggero, giovanile, originale e un po’ naif. 

 

Le origini dello stile bohémien

Il termine bohémien (boemo) nacque a Parigi alla fine del IX secolo per indicare lo stile di vita di artisti borderline ed anticonformisti i cui ideali erano la libertà, la bellezza e la verità. Non erano solo i francesi a praticare questo stile di vita, ma anche artisti migranti. Poiché tali individui erano soliti frequentare i bassifondi parigini e mescolarsi ai gitani, si credeva erroneamente che fossero dell’Europa dell’Est, più precisamente della Boemia di qui il termine bohémien. Tra i bohémien vi erano sia i artisti poveri ma talentuosi, sia borghesi annoiati della vita conformista e che, nonostante i loro averi, continuavano a praticare uno stile di vita eccentrico e misero. 

 

Lo stile boho chic

Negli anni ‘70 del secolo scorso ci fu una ripresa dello stile bohémien in coincidenza con i movimenti di rivendicazioni sociali e di libertà sessuale e con il fenomeno degli hippie. 

Oggi con il termine boho chic si intende uno stile ben diverso da quello originale parigino. Gli outfit sono piuttosto eleganti, con dettagli ricercati, pur conservando linee semplici e pulite e la caratteristiche della comodità. Il look è un po’ retrò, vintage e molto romantico. Non è un modo di apparire, ma piuttosto un modo di essere. Chi adotta lo stile boho ama particolarmente la natura, uno stile di vita più slow ed ecologico ed indossare solo tessuti naturali. I vestiti sono morbidi e svolazzanti, a volte arricchiti con frange e perline. I colori sono sempre naturali come beige, ocra, marrone, panna, bianco e rosa pallido. Non solo gonne svolazzanti e abiti lunghi, ma anche shorts con casacche ampie, cardigan e jeans compaiono nel guardaroba. Gli accessori sono bijou molto sottili e lavorati e cappelli a tesa larga. I capelli sono sciolti e mossi e il makeup inesistente. C’è un allure sexy in questo stile, ma involontario e mai volutamente cercato. 

 

m.s.

 

Style / 24 Febbraio, 2021

Gli occhiali da sole per ogni forma di viso

Gli occhiali da sole sono senza dubbio l’accessorio must have della primavera-estate. Non solo donano fascino e charme, ma proteggono anche gli occhi dai raggi solari. Gli occhiali da sole giusti possono conferire carattere e personalità e trasformare anche il più banale e anonimo degli outfit, ma sono anche in grado di esaltare ed armonizzare i lineamenti del viso. Scegliere gli occhiali da sole giusti non è una questione affatto semplice: molti siti di shopping online, come il famoso Zalando, hanno vere e proprie guide all’acquisto che aiutano a scegliere gli occhiali in base alla forma del viso. 

Viso ovale

Si tratta di una forma di viso classica ed armoniosa e alquanto semplice da valorizzare con gli occhiali. Occhio solo alle dimensioni: su un viso ovale delicato e piccolo meglio un modello semplice e lineare, su un viso grande si può optare anche per una montatura importante. Non bisogna solo guardare la forma del viso: al momento della scelta degli occhiali notate anche altri dettagli: per le labbra a cuore o gli zigomi a pomello meglio una montatura bombata, su un naso importante meglio occhiali grandi.

Viso ovale allungato

Guance asciutte, viso sottile ed allungato, zigomi non arrotondati: gli occhiali ideali sono quelli grandi ed alti che riempiono il viso verticalmente. Ottimi quelli con montatura più bombata e forma arrotondata che donano dolcezza a un viso spigoloso.

Viso quadrato

Gli occhiali a gatto sono quelli che più valorizzano un viso quadrato, caratterizzato da mascelle spigolose e ben definite. Evitare montature geometriche e scegliere sempre problemi occhiali dalla forma ampia e arrotondata.

Viso tondo

Si tratta di un viso corto e dal contorno guance con adorabili guance arrotondate. L’importante è non scegliere occhiale troppo alti e preferire montature sottili e non bombate. 

Viso a triangolo inverso

La parte bassa del viso in questo caso tende ad essere più magra, le guance sono sottili e il mento a punta. Sono perfetti i modelli di occhiali grandi, anche oversize, con montature arrotondate. 

m.s. 

 

Style / 22 Febbraio, 2021

Marilyn Monroe, la donna dietro il mito

Un’icona eterna di stile, una leggenda: Marilyn Monroe con il suo innato magnetico e la sua fashion attitude ha incantato intere generazioni di uomini e di donne. Se fosse viva nella nostra epoca, la immaginiamo influencer da centinaia di milioni di follower su Instagram. La sua chioma platino abbinata alle labbra rosso fuoco ancora detta tendenza tra le star hollywoodiane e le millennial. Alla sua epoca era nota per essere un sex symbol, più che un’ icona fashion, ma la favolosa Marilyn ha dato comunque importanti lezioni di stile (oltre che insegnamenti di vita). Scopriamoli insieme.

 

Lezioni di stile by Marilyn Monroe

Ancora oggi la diva continua a dare alle donne un’importante style lesson: valorizzare le proprie curve ed esaltare il proprio corpo con outfit strategici e non camuffarlo sotto strati e strati di abiti oversize. Il suo stile era provocante e sfavillante sul red carpet e sul grande schermo, ma casual e pratico nella vita privata (dove rinunciava ai tacchi in nome delle ballerine). Emblema delle pin up anni ‘50, molti la ricordano solo per l’abito bianco svolazzante oggetto di scandalo nel 1955 nel film “Quando la moglie è in vacanza”. Il vestito color avorio da cocktail fu disegnato da William Travilla e segnò la storia del cinema, oltre a consacrare la diva nell’Olimpo di Hollywood. Un altro outfit celebre fu quello sfoggiato al party di compleanno del Presidente John F. Kennedy quando la divina Marilyn si presentò con un abito aderentissimo effetto “seconda pelle” color carne tempestato di brillanti dall’effetto nudo. 

Mentre sul set e in occasioni importanti, Marilyn faceva sfoggio di abiti da sera che esaltavano le sue curve mozzafiato, nella vita quotidiana indossava outfit confortevoli come pantaloni a righe verticali, morbidi e camicetta che nulla toglievano però al suo sex appeal sempre presente. 

Ciò che è certo che la diva in ogni occasione non rinunciava mai al suo Chanel n°5. Proprio lei ha reso questo profumo il più desiderato di sempre dalle donne di tutto il mondo.

m.s. 

 

Style / 21 Febbraio, 2021

A lezione di stile con Audrey Hepburn

Elegante e raffinato, lo stile di Audrey Hepburn è eterno e inconfondibile. Alta, snella, divina: l’attrice britannica era dotata di un fascino particolare e di un’eleganza innata e si differenziava molto dalle donne sexy e curvy della sua epoca come Marilyn Monroe. I suoi modi e i suoi outfit l’hanno resa un’icona eterna di stile e una musa di grandi stilisti come Hubert de Givenchy. Lo stilista rimase folgorato dalla classe e dalla grazia di Audrey. Sul set come nella vita privata, l’attrice ha offerte lezioni di glamour coerenti e composte. Ancora oggi tante donne si ispirano al suo look e vogliono copiare il suo stile. Ecco i pezzi chiave per sentirsi “Audrey Hepburn”.

 

Il must have: il tubino nero

L’immancabile capo presente nel guardaroba di ogni donna: il tubino nero. Audrey lo sfoggia con classe nel film “Colazione da Tiffany” mentre mangia un croissant ed osserva sognante la vetrina della gioielleria più famosa del mondo, sulla Fifth Avenue. Il tubino nero che indossa è una creazione di Givenchy, fatta appositamente per lei. Per copiare il suo look, bisogna optare per un tubino rigorosamente nero, senza maniche e un centimetro sotto il ginocchio. Il little black dress è abbinato a un filo di perle bianche e grandi occhiali scuri

 

La gonna a ruota

La sofisticata eleganza anni ‘50 di Audrey è ben rappresentata dalla gonna a ruota, a vita alta, abbinata a ballerine, camicie bianche annodate in vita e con la manica a ¾ e foulard al collo (come nel film “Vacanze romane”). 

 

Less is more

Il suo look in “Sabrina” è semplicissimo, superchic e slancia la figura: pantaloni Capri vita alta, pullover girocollo, in total black. Per l’attrice il “troppo storpia”, l’eleganza è nel togliere, non nell’aggiungere colori ed accessori. 

 

Ballerine

Le tante odiate ballerine erano un must have per Audrey. Comode, semplici, sobrie, perfette abbinate ai pantaloni in stile Capri, si addicono bene a donne alte e magre come l’attrice britannica.

 

Chignon a banana

Chi non ama il famoso chignon cotonato con frangetta sfilzata? Spesso l’attrice indossava un foulard, piegato in due a triangolo, per coprire il capo e con fiocco e doppio giro al collo.

 

m.s.

 

Style / 20 Febbraio, 2021

Storia del trench

Il trench è un capo evergreen immancabile nel guardaroba di ogni donna. Il trench perfetto ha un taglio a doppio petto e si ferma qualche centimetro sopra il ginocchio. Alcuni dettagli lo contraddistinguono: revers e collo pronunciato, baschina sulla schiena, cintura in vita e il colore khaki/beige. Il trench dona a tutte le donne, allunga la figura e rendere elegante anche l’outfit più casual. Perfetto in autunno, come in primavera, questo capo viene portato con stile anche in passerella e abbinato a jeans skinny, ballerine o stivali e foulard colorato al collo. Ma qual è la storia del trench? Scopriamola insieme.

 

Trench coat 

Pochi conoscono la vera storia del trench. Il nome originario era trench coat (cappotto di trincea). Infatti era usato dagli uomini sul fronte di guerra. Si trattava di un cappotto impermeabile dato in dotazione all’esercito inglese durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale. Le caratteristiche erano le stesse del trench odierno: taglio a doppio petto, cintura alta in vita e lunghezza sotto il ginocchio. Il colore era il khaki, ovvero un marrone molto chiaro polvere. Fu la Burberry a introdurre il trench nelle sue creazioni. Ben presto, nel secondo dopoguerra, grazie al mondo del cinema, il trench da indumento militare diventa capo d’alta moda. 

 

Il trench oggi 

Il trench non passa mai di moda, anzi si colora di nuove sfumature. Al colore classico khaki, si aggiunge il bianco, ma anche il rosa, il blu e le fantasia (a pois, scozzesi, a motivi geometrici). Il trench si veste anche di nuovi materiali e si impreziosisce per essere indossato nelle occasioni eleganti, appuntamenti al tramonto (happy hour) e in eventi importanti (come matrimoni). Ciò che è certo è che questo capo è indispensabile nel nostro guardaroba ed esiste un modello (e una tonalità) di trench adatto ad ognuna di noi.

 

m.s.

 

Style / 15 Febbraio, 2021

Versace e Medusa: la moda che pietrifica

Chi non conosce il simbolo della maison Versace, la famosa medusa stilizzata incisa in un cerchio dalla bordatura greca? È una scelta singolare, spesso contestata, ma che si è rivelata vincente e ha consacrato per sempre il brand Versace nell’Olimpo della moda. Ma perché Gianni Versace scelse proprio Medusa? Scopriamolo insieme.

 

La storia del logo Versace 

Pochi sanno che inizialmente il logo della maison Versace era costituito solo dal nome del suo fondatore stilizzato: Gianni Versace. Nel 1980, a due anni dalla fondazione del brand, il primo logo scelto utilizzava come font l’Avant Garde light. L’effetto era elegante, ma la scritta non facilmente leggibile. Nel 1990 fu cambiato il font con “Radiant medium”, il tratto era pulito e la scritta più incisiva e marcata, segno di un’identità del brand oramai consolidata. L’iconica testa di Medusa compare solo nel logo lanciato nel 1993. Da quel momento non è mai stato più cambiato e ancora oggi è la prima cosa che ci viene alla mente quando pensiamo al brand Versace.

 

Cosa significa la Medusa del logo Versace? 

Gianni Versace era cresciuto a Roma, in un luogo intriso di storia, mito e storie antiche. La prima volta che vide Medusa era solo un bambino, come dichiarò egli stesso, e la figura vista sul pavimento di un’antica dimora romana, rimase per sempre impressa nella sua memoria e lo colpì profondamente. Era affascinato dal mito di Medusa, la bellissima fanciulla che sedusse Poseidone nel tempio di Atena, suscitando l’ira della dea che la tramutò in un terribile mostro con capelli di serpi che avrebbe pietrificato chiunque l’avesse guardata. 

Per Versace, la moda pietrifica, ecco perché sceglie come logo Medusa. Dietro quest’immagine c’è un universo simbolico interessante. Sicuramente c’è l’omaggio di Versace alla gloriosa civiltà della Magna Grecia, un’eredità visibile anche nello stile degli abiti. Medusa è anche un simbolo di buon auspicio. La parola deriva dal greco e significa protettrice, quindi scegliendo quel logo il fondatore auspicava un glorioso futuro per la sua Maison.  

 

m.s.

 

Style / 14 Febbraio, 2021

Storia del caschetto, il taglio che non passa mai di moda

Elegante, femminile, camaleontico, di classe e senza tempo: il caschetto, anche conosciuto come bob, ha da poco compiuto 112 anni, ma continua ad essere uno dei tagli più trendy di sempre. Il carré si addice alle donne di tutte le età ed è uno dei tagli più chic della storia, simbolo di stile di alcuni personaggi iconici come Coco Chanel e Anna Wintour e celebrities attuali come Victoria Beckham e Bella Hadid. Ma qual è la storia del caschetto? 

Le origini del caschetto 

Quasi tutte le donne, da bambine o da adulte, hanno portato almeno una volta nella loro vita questo iconico taglio, ma poche conoscono la sua storia. Il carré nacque a Parigi nel 1909 dalla mente creativa del parrucchiere Antoine. Secondo la leggenda, si sarebbe ispirato alla mitica Giovanna d’Arco. Il taglio conobbe un immediato successo in Europa come in USA e in breve tempo divenne un simbolo delle donne che credevano nell’emancipazione femminile e volevano liberarsi dello “stereotipo” del capello lungo come simbolo di femminilità e indossare un taglio fresco e di impronta maschile (non a caso era chiamato “alla garçonne”). 

La prima a sfoggiare con disinvoltura il nuovo taglio, nella versione vaporosa e mossa, fu la cantante Polaire, ma a renderlo celebre furono Louise Brooks e Irene Castle. In particolare la Brooks con il suo carré nero corvino, il collo scoperto e la frangetta scolpita, suscitò un grande scandalo all’epoca, ma ben presto il suo look fu il più copiato dalle donne. 

Dopo la Prima Guerra Mondiale, un’altra icona di stile segnò il successo del bob ossia Coco Chanel, che si tagliò i capelli lunghi dopo averli bruciati vicino a un fornello e divenne così famosa per il “carré ondulato”. 

La storia del caschetto nel secondo Novecento

Negli anni Venti fu usato dalle Flappers, ballerine di Charleston, ribelli ed emancipate e super ammirate. Nei decenni successivi il carré cadde in disuso fino agli anni ‘60 quando tornò alla ribalta con Twiggy e Mary Quant. La stessa Raffaella Carrà ha contribuito al successo di questo taglio, e Jackie Kennedy e Marilyn nella loro versione mossa e vaporosa. Negli anni ‘90 il bob trionfa sul grande schermo con Uma Thurman in “Pulp Fiction” e con Cameron Diaz in “Tutti pazzi per Mary”. Oggi questo taglio è tornato alla moda grazie a star come Bella Hadid, Kim Kardashian, Dua Lipa e Hailey Baldwin.

m.s. 

 

Style / 13 Febbraio, 2021

Coco Chanel e i pantaloni da donna

Pioniera, rivoluzionaria, ribelle, intraprendente. Tanti sono gli aggettivi usati per descrivere mademoiselle Chanel, la donna che ha cambiato per sempre il mondo della moda. Ogni donna è figlia della sua epoca, ma per Coco l’abbigliamento femminile deve offrire alla donna le stesse comodità riservate all’uomo e non essere lo specchio della sua epoca. “La moda passa, lo stile resta”, come afferma lei stessa. 

Oltre che a fornire alle donne uno strumento estetico per ridefinire il loro ruolo nella società, Gabrielle ha rappresentato lei stessa un grande modello di emancipazione femminile. Nubile, passionale, testarda, schietta, spudorata, imprenditrice indipendente, la cui disponibilità economica deriva dal suo lavoro e non da un vincolo matrimoniale, a Coco Chanel si devono delle assolute novità nel mondo della moda che ancora oggi usiamo nel quotidiano. Siete curiosi di scoprire quali? 

I pantaloni da donna 

Esclusiva del guardaroba maschile, il pantalone è un simbolo della provocazione estetica di Coco Chanel, che per prima lo adatta al mondo femminile. Vita alta, morbida ma fasciante, gambe ampie, tessuti leggeri, la parola d’ordine per Gabrielle è solo una: comodità al servizio delle donne. La sua scelta è dovuta sia a un’esigenza pratica (in quegli anni gli uomini erano al fronte e le donne dovevano rimboccarsi le maniche e lavorare), sia a una volontà di equiparare i sessi offrendo all’uomo e alla donna gli stessi indumenti per vestirsi. 

Camicia a righe bianche e blu

La divisa ufficiale della marina francese, con la famosa stampa geometrica bicromatica, entra nel mondo della moda grazie a mademoiselle Chanel che ne apprezza la semplicità e la freschezza dei colori. Coco è la prima designer a lanciare nel 1917 una collezione interamente dedicata al navy.

Il look sportivo diventa una mise couture

Il lusso deve essere comodo, altrimenti non si tratta di lusso”, ecco il principio alla base della concezione della moda di Coco. Grazie a lei il jersey, la maglia gilet e la gonna al ginocchio, dai campi di tennis si spostano alla passerella. 

Il bianco e il nero 

Coco Chanel disdegna i colori vivaci e i cromatismi accesi. Essendo cresciuta in un orfanotrofio di suore, i colori degli abiti monacali (bianco e nero) la condizionano per sempre. Sfrutta al massimo le potenzialità del monocromo e riesce a esprimere sempre eleganza e semplicità. Propone mise minimali, essenziali, ma molto raffinate: per lei non serve altro per essere impeccabili e seducenti.

m.s. 

Style / 12 Febbraio, 2021

Storia del reggiseno

In origine c’erano i corsetti mozzafiato (o meglio spezzafiato), che sollevavano il seno esasperando il punto vita per un fisico a clessidra. Poi la storia del reggiseno ha preso una piega del tutto inaspettata. Il reggiseno fu creato non dalla moda o dalla mente di qualche stilista famosa, ma nacque da un’esigenza concreta, un’emergenza per un vestito super scollato e impalpabile. Correva l’anno 1912 ed era una fredda giornata di novembre quando Caresse Crosby (nota anche come Polly Jacob o Polly Peabody) inventò il primo rudimentale reggiseno e cambiò per sempre il mondo della moda: due fazzoletti da tasca, un po’ di nastro rosa, ago, filo e tanta fantasia. Aveva solo 23 anni, era un’americana benestante di origini nobili e doveva partecipare al ballo delle debuttanti, ma non aveva la biancheria intima adatta al suo abito da sera scollatissimo. Un’origine quasi fiabesca per la storia del reggiseno. Nel 1914 fu depositato il brevetto del reggiseno. 

In realtà nei secoli precedenti troviamo diverse testimonianze del reggiseno. Nell’antica Grecia così come nell’antica Roma le donne erano solite indossare fasce strette per tenere fermi i seni durante le attività sportive. Sicuramente non si trattava  di reggiseni veri e propri, ma nulla ci vieta di fantasticare un po’ e sognare che il reggiseno sia sempre esistito in altre epoche precedenti al ‘900. 

 

Il reggiseno come emblema di emancipazione femminile

Dall’invenzione del reggiseno trascorsero ben 20 anni prima della creazione delle coppe del reggiseno. Furono scelte le lettere dell’alfabeto per distinguere la misura dei seni e furono migliorate le spalline ed i gancetti. Ben presto il reggiseno divenne un simbolo di seduzione femminile (almeno fino agli anni ‘50). Successivamente si trasformò in un simbolo di protesta delle femministe (negli anni ‘70 i reggiseni venivano bruciati in piazza in segno di ribellione). 

Nel corso degli anni il reggiseno è stato declinato in numerosi tessuti (cotone, pizzo, lycra, nylon) e varianti (push-up, con ferretto, imbottito, con silicone, a fascia, senza cuciture). 

Oggi esiste anche il movimento #nobra, che diffonde nel mondo la libertà di non indossare il reggiseno in nome della comodità e c’è addirittura una giornata mondiale dedicata il “No bra day” il 13 ottobre. Lo scopo di questo movimento è dare alle donne la possibilità di sentirsi a loro agio anche senza indossare questo capo di biancheria intima, ma anche sensibilizzare alla prevenzione per il cancro al seno. 

 

m.s.

 

Style / 11 Febbraio, 2021

Storia del jeans: dal mondo del lavoro alla moda

Il jeans è l’indumento più famoso della storia della moda e il capo immancabile nel guardaroba di ognuna di noi. Ma qual è la vera storia del jeans? Scopriamola insieme.

 

Le origini del mito 

Il tessuto da cui la nostra storia ha inizio è il denim. Si tratta di un tessuto francese, più precisamente di Nimes. La svolta però avviene nel 1860. In quell’anno Genova diventa il porto principale di scambio con gli Stati Uniti. Proprio qui, nella capitale ligure, viene cucito il primo paio di jeans della storia, un paio di pantaloni resistenti fatti con quel cotone robustissimo blu indigo. Il denim e l’idea ben presto sbarcano in America. 

Correva l’anno 1873, quando un sarto del Nevada, tale Jacob W. Davis, riceve una commissione da una donna per il marito: un paio di pantaloni ultra resistenti da usare per spaccare la legna. Davis ha un’intuizione geniale, decide di rinforzare le giunture con dei rivetti di rame per rendere quei pantaloni davvero “indistruttibili”. La notizia si sparge rapidamente e Davis vende 200 paia dei suoi jeans. Gli ordini aumentano, e Jacob si rivolge allora a un famoso mercante della zona, Levi Strauss per proporgli un accordo. Il commerciante crede nell’affare e finanzia una filiera produttiva a San Francisco. Nasce il jeans moderno e subito diventa un simbolo del West e della cultura a stelle & strisce. Il logo è rappresentato da due cavalli che tirano un paio di jeans cercando di strapparli e l’etichetta è rossa per distinguersi dalla concorrenza. Levi Strauss diventa milionario e muore prima di vedere l’invenzione della zip nel 1926 e i passanti per la cintura nel 1922. 

 

Una leggenda di stile  

Nel 1934 gli eredi di Levi Strauss propongono il primo modello da donna, ma niente di sexy, poiché era destinato alle ragazze che lavoravano nelle fattorie o nei ranch americani. 

A consacrare il jeans nel mondo della moda fu il cinema. Negli anni ‘50 James Dean lo indossa nel film “Gioventù bruciata” eleggendolo a simbolo di ribellione alle convenzioni sociali, mentre Dorin Day, la fidanzatina d’America, lo indossa in tutti i suoi film e lo rende “un capo da brava ragazza”. 

Negli anni ‘60 il jeans entra nel guardaroba quotidiano. Negli anni ‘80 diventa elastico e glamour. Sono gli anni in cui emerge Calvin Klein, il primo stilista a lanciare il jeans nel mondo della moda usando come modella una sensuale Brooke Shields e facendo decollare le vendite. Dopo la moda del jeans elastico, c’è la moda del jeans strappato, poi della vita bassa sino ai giorni nostri con il jeans che torna a vita alta e diventa anche elegante.

Il jeans, come aveva ipotizzato Levi Strauss, riesce a resistere alle mode passeggere, adattandosi e reinventandosi ogni volta e difficilmente cadrà nell’oblio in futuro. 

 

m.s.

 

 

Style / 9 Febbraio, 2021

Storia di Tiffany & Co, la celebre gioielleria newyorkese

In quasi 200 anni di storia, Tiffany & Co è diventata il simbolo del lusso e dell’eleganza della gioielleria americana, famosa in tutto il mondo per i diamanti brillanti, il design unico e le favolose confezioni color acquamarina. Ma ogni storia ha un inizio. Scopriamo insieme qual è la storia della gioielleria più famoso del globo.

La fondazione 

Correva l’anno 1837, era metà settembre e a New York si respirava aria di novità. Al 259 di Broadway fu inaugurato un nuovo store, specializzato in articoli di cancelleria e fancy goods, ossia piccoli oggetti preziosi. Di chi era la scommessa? Di un venticinquenne di nome Charles Lewis Tiffany, giunto nella Grande Mela dal Connecticut in cerca di fortuna con soli 1000 $ prestati dal padre. Lo stile di Tiffany era “americano”, non guardava all’estetica del design europeo e si ispirava alla semplicità e all’armonia. Il successo fu immediato. 

Tiffany Blue

Solo negli anni ‘40 fu introdotto il marchio distintivo del brand: il color acquamarina. La Maison lo chiamava “blu non ti scordar di me” o più semplicemente “blu TiIn quasi 200 anni di storia, Tiffany & Co è diventata il simbolo del lusso e dell’eleganza della gioielleria americana, famosa in tutto il mondo per i diamanti brillanti, il design unico e le favolose confezioni color acquamarina. Ma ogni storia ha un inizio. Scopriamo insieme qual è la storia della gioielleria più famoso del globo.

La fondazione 

Correva l’anno 1837, era metà settembre e a New York si respirava aria di novità. Al 259 di Broadway fu inaugurato un nuovo store, specializzato in articoli di cancelleria e fancy goods, ossia piccoli oggetti preziosi. Di chi era la scommessa? Di un venticinquenne di nome Charles Lewis Tiffany, giunto nella Grande Mela dal Connecticut in cerca di fortuna con soli 1000 $ prestati dal padre. Lo stile di Tiffany era “americano”, non guardava all’estetica del design europeo e si ispirava alla semplicità e all’armonia. Il successo fu immediato. 

Tiffany Blue

ffany”, ed è ancora oggi il motivo per cui un gioiello Tiffany è noto e desiderato in tutto il mondo. Questo colore fu scelto da Charles in persona per la copertina del catalogo che illustrava la collezione di gioielli realizzati a mano dell’anno 1845. Il colore acquamarina da quel momento in poi divenne il color Tiffany, simbolo di glamour, lusso ed eleganza. Nel 1998 il colore fu registrato con Pantone con il nome di 1837 Blue, in onore eterno dell’anno di fondazione della mitica gioielleria.  

Il Re dei Diamanti  

Correva l’anno 1848 quando Charles Tiffany decise di concentrare il suo business esclusivamente sui gioielli. Gran parte dei suoi profitti furono investiti in un tesoro di splendidi diamanti messi all’asta da un nobile francese caduto in disgrazia. Il successo fu straordinario. La stampa mondiale nominò Charles “il Re dei Diamanti”. Nel 1870 la sede fu trasferita a Union Square e divenne la destinazione preferita dell’elite newyorkese. Nel 1878 l’azienda comprò il diamante più prezioso al mondo, il Tiffany Diamond, proveniente dal Sud Africa. La pietra divenne così il simbolo della raffinatezza e contribuì alla leggenda di Tiffany & Co. 

L’anello di fidanzamento

A Tiffany si deve anche il Tiffany Setting, ovvero la creazione dell’anello di fidanzamento, un accessorio iconico del mondo occidentale. Nel 1902 Charles morì e gli succedette il figlio che divenne il primo direttore artistico della Maison. Tanti sono i personaggi famosi che si sono affidati a Tiffany per i loro gioielli, tra cui John F. Kennedy che regalò alla moglie Jackie una spilla Tiffany. 

m.s.

 

 

Style / 8 Febbraio, 2021

La moda degli anni ‘60

Gli anni ‘60 sono sanciti da due eventi epocali: l’elezione di John Fitzgerald Kennedy come Presidente degli Stati Uniti d’America e lo sbarco sulla luna del 1969. Ogni evento accaduto in questo decennio ha fortemente influito sulla società e sulla moda del tempo. Viene abbandonata l’ideale della donna tutte curve anni ’50 a favore di un look più androgino e meno provocante. La linea a clessidra viene sostituita da quella a trapezio, più sbarazzina e meno seducente. Colori accesi e stampe geometriche dominano la moda di questo decennio. Una giovanissima Twiggy cambia per sempre l’ideale di modella con la sua magrezza, gli occhioni da cerbiatta e l’aria innocente ma ribelle. Allo stesso tempo l’eleganza innata di Audrey Hepburn e il fascino raffinato della first lady Jackie Kennedy diventano icone di stile mondiale. 

 

Le icone della moda anni ‘60

Senza dubbio l’invenzione più significativa del decennio è la minigonna, nata da un’intuizione di Mary Quant e divenuta ben presto simbolo di libertà e di emancipazione femminile. A lanciarla è una ragazzina magrissima, Twiggy (in realtà era un soprannome, il vero nome era Leslie Hornby), che diventa subito la top model del momento. Insieme a queste due icone di stile eccentriche e ribelli, ci sono altre due icone famose però per la loro eleganza e pacatezza: Audrey Hepburn che rende di moda le ballerine e i pantaloni stile Capri, e Jackie Kennedy con i suoi occhiali scuri, i capelli voluminosi e i completi abbinati. 

 

Il look anni ‘60: capelli e makeup 

Gli accessori sono importanti e immancabili nella moda degli anni ’60. Gli orecchini sperimentano nuove forme originali e sono in plastica o resina resistente (non sono quindi più monili preziosi). I cappelli vengono abbandonati definitivamente a favore di un hair-style e un make up ben preciso. Il focus è tutto incentrato sullo sguardo: abbondante mascara, ciglia finte o disegnate e eyeliner liquido. Le labbra non sono più rosse da vamp come negli anni ‘50, ma neutre e mai evidenziate. I capelli seguono le linee geometriche degli abiti. L’acconciatura tipo prevede i capelli voluminosi e cotonati, la frangetta e il caschetto. 

 

m.s. 

 

Style / 7 Febbraio, 2021

La moda degli anni ’20

La moda degli anni ‘20 è quella degli anni ruggenti, ossia degli anni dell’immediato dopoguerra caratterizzati da una prima rivoluzione culturale e da un forte desiderio di rinascita. Si tratta di un periodo storico in cui le donne non sono più quelle di un tempo, ma desiderano studiare, emanciparsi, bere e fumare. Le “curve” non vanno più di moda e i corpi filiformi sono il modello d’ispirazione. I capelli si accorciano, gli abiti non segnano più la vita e sono comodi, pratici, leggeri, scollati, perfetti per ballare il Charleston nei locali. Le gambe sono scoperte ma nascoste strategicamente da frange. Per la prima volta nella storia le donne mostrano le caviglie in pubblico. 

 

Caratteristiche della moda anni ’20 

Modernità e funzionalità sono le due parole chiave della moda degli anni ‘20 del Novecento. Le donne abbandonano i bustini e per la prima volta nella storia si tagliano i capelli, lasciando scoperto il collo e dando libero sfogo alla loro sensualità. Finalmente il guardaroba si semplifica. La donna degli anni ‘20 non ha più bisogno della cameriera per vestirsi, gli abiti sono facili da indossare e più destrutturati. Anche gli accessori sono importanti: un lunghissimo filo di perla e un cappello a cloche sono essenziali per un look alla moda. Per la versione da sera gli abiti semplicissimi di questo decennio si arricchiscono di perline, frange, ricami preziosi. Sul capo, abbandonate le acconciature elaborate del secolo scorso, si prediligono le fasce preziose, ricamate, con strass, perle o persino piume. 

La particolarità degli abiti in voga all’epoca è la cintura abbassata rispetto alla vita naturale. Un altro capo tipico della moda anni ‘20 è la camicetta con scollo alla marinara, indossata con una gonna a pieghe e un cardigan. Da non dimenticare è poi l’abitino nero, Abito Ford, inventato da Coco Chanel proprio in questo decennio. 

 

Il jazz e le “Flappers” 

Da oltreoceano, dagli USA, un nuovo genere musicale conquista il mondo: il jazz. Le ragazze adorano frequentare i locali dove suonano il jazz e scatenarsi in pista con abiti corti e sfrangiati. È l’epoca delle Flappers, ragazze “spregiudicate” che fumano in pubblico, portano i capelli corti e vestono à la garçonne (con abiti maschili). 

 

m.s.

 

Style / 5 Febbraio, 2021

Mary Quant e l’invenzione della minigonna

È stata la gonna più discussa del Novecento, un capo di moda dal sapore di ribellione e capace di diventare il simbolo di una rivoluzione culturale. Stiamo parlando della famosa minigonna. Ma qual è la storia di questo indimenticabile capo del guardaroba femminile? Scopriamola insieme. 

Come nacque la minigonna

Dieci centimetri sopra il ginocchio per sconvolgere il mondo ed attirare l’attenzione di tutti. La minigonna fa la sua comparsa nei mitici anni ‘60. Correva l’anno 1963 e all’epoca la moda non era dettata tanto dagli stilisti, ma piuttosto dalle nuove generazioni. Erano anni di forti cambiamenti, grandi battaglie culturali, lotte per l’emancipazione femminile e soffiava un vento di novità, oltre che di libertà. Un semplice pezzo di stoffa suscitò un grande scandalo e divenne un fenomeno di massa. A Parigi il governo infuriato varò una legge sul buoncostume per condannare la minigonna. A Londra, invece, per le donne fu amore a prima vista: le loro gambe erano finalmente libere. 

Ma a chi si deve l’invenzione rivoluzionaria? I natali della minigonna sono illustri. Mary Quant, stilista londinese festaiola, fu la prima a esporla in vetrina nella boutique Bazaar a Kings Road a Londra. Secondo gli snob, però, l’ideatore fu il francese André Courrèges. In realtà fu “la strada” e non l’alta moda ad inventarla, come affermò più tardi Mary Quant. La mini fece infuriare persino la grande Coco Chanel che si fece portavoce di una campagna a favore delle gonne lunghe. Proprio lei che decenni prima era stata così rivoluzionaria, non comprendeva la rivoluzione in atto e che i tempi erano cambiati, così come le donne. 

La massima portavoce della minigonna fu Twiggy, modella adolescente magra e sbarazzina, senza curve seducenti ma con uno stile sorprendente. Nel decennio successivo, negli anni ‘70, la minigonna conobbe un periodo di crisi e fu superata dai pantaloni a zampa e dai vestiti lunghi (stile figli dei fiori). Fu riscoperta negli anni ‘80 dalle donne in carriera ed abbinata a giacche con spalline importanti. Negli anni ‘90 diventa colorata, elasticizzata e i centimetri di pelle nuda non sono più sinonimo di movimento, come sognava la sua creatrice, ma di dieta e magrezza. Dal 2015 esiste addirittura una giornata mondiale dedicata alla minigonna: il 6 giugno. L’evento si collega a una forma di protesta di Ben Othman, che insieme alle femministe, invitò il 6 giugno 2015 tutte le donne a scendere in piazza in minigonna come segno di solidarietà femminile nei confronti di una studentessa cacciata in sede d’esame a causa di una gonna troppo corta. 

m.s.

 

Style / 4 Febbraio, 2021

Chanel n°5, storia di un profumo eterno

Nonostante sia stato creato nel lontano 1921, Chanel n°5 ancora oggi conserva intatto il suo fascino immortale e continua ad essere oggetto del desiderio di milioni di donne. Simbolo universale di seduzione e di femminilità, questa fragranza non è un semplice profumo, ma una vera e propria icona, la cui fama è legata a nomi leggendari come Marilyn Monroe che contribuì più di tutte al mito di Chanel n°5. Come dimenticare i suoi scatti privati dove si nota sul comodino la famosa boccetta di profumo, ma soprattutto quando con ingenua malizia in un’intervista rivelò di non indossare nulla per dormire solo due gocce di Chanel n°5? 

Come nacque Chanel n°5 

Quando Mademoiselle Gabrielle (era questo il vero nome di Coco), decise di realizzare un suo profumo aveva in mente una sola idea: voleva un “profumo da donna che odorasse di donna”. Cosa intendeva? Il profumo che lei immaginava doveva essere accattivante ed, al pari di un abito, esprimere pienamente la personalità della donna che lo indossava. Cercava un profumo profetico, rivoluzionario e originale proprio come lei. Correva l’anno 1920 e nel pieno dell’estate Coco incontrò il maestro profumiere Ernest Beaux per parlargli della sua idea. Dopo due mesi di intenso lavoro, Gabrielle scelse tra 10 campioni, quello “sbagliato”, il numero 5. A differenza degli altri, la boccetta era il risultato di un errore di laboratorio e conteneva una dose altissima di aldeide (un ingrediente sintetico privo di odore, ma capace di esaltare gli altri). All’epoca i profumi si basavano su un singolo fiore, solo rosa o solo violetta ad esempio. La composizione di Chanel n°5 era molto complessa e presentava insieme note di rosa, limone, gelsomino e fiori d’arancio, irriconoscibili le una dalle altre e senza un “profumo dominante”. Era quindi una fragranza estremamente innovativa per l’epoca data la sua composizione e gli ingredienti utilizzati. 

Curiosità su Chanel n°5

Tanti sono i significati nascosti in questa fragranza dalla sua creatrice. Pochi sanno che il tappo, dal taglio che richiama quello di un diamante, è volutamente ispirato a un luogo molto amato da Coco, ossia Place Vendome a Parigi vista dall’alto. Il nome anche non è casuale. Gabrielle era molto superstiziosa, e decide di chiamare il suo profumo con il nome del campione scelto (il numero 5) e di lanciarlo in una data ben precisa: il 5 maggio del 1921 (5-5-21). Il 5 non a caso era il suo numero preferito e fortunato. Anche la strategia di marketing fu particolare. Nessun evento esclusivo e fastoso per il lancio, ma la stilista si limitò ad andare, insieme ai suoi amici più cari e al profumiere, in un ristorante in Riviera e indossare la sua fragranza. Anche gli spot di Chanel n°5 nei decenni successivi sono rimasti nell’immaginario collettivo e hanno contribuito alla sua fama: non semplicità pubblicità, bensì cortometraggi fortemente emozionali, scenografici e costosi. 

m.s.

 

Style / 3 Febbraio, 2021

L’outfit giusto per ogni “body shape”

Spesso non è il “corpo” ad essere fuori forma, ma l’outfit che è sbagliato e non valorizza i nostri punti di forza, ma al contrario esalta i punti deboli e il risultato è un vero e proprio flop. Conoscere la propria “body shape”, ovvero la forma del nostro corpo, è essenziale per scegliere ogni giorno l’abito giusto da indossare. Fisico a pera o a clessidra? Quante volte ne hai sentito parlare? Ecco i nostri consigli di stile per riconoscere la tua “body shape” e valorizzare al meglio il tuo corpo attraverso il guardaroba. Prima però facciamo una premessa: quando parliamo di “body shape” facciamo riferimento esclusivamente alla forma del corpo e non alla taglia. Le forme del corpo femminile sono cinque: clessidra, triangolo (o pera), mela, rettangolo e triangolo invertito. 

Fisico a clessidra 

La donna a clessidra ha la fortuna di avere tutte le curve al posto giusto, è ben proporzionata ed ha il suo punto di forza nella vita sottile da esaltare attraverso l’abbigliamento. Fianchi e seno sono pronunciati. L’abito per eccellenza è quello a sirena, ancor meglio se con una scollatura a cuore. La cintura è un accessorio immancabile, ma anche il tubino aderente e la giacca avvitata. Un esempio lampante è Brigitte Bardot.

Fisico a pera 

Si tratta di donne che hanno un lato B pronunciato, ma poco seno. Il vantaggio è che il punto vita è stretto. Da evitare assolutamente tubini, leggings e gonne a fascia. Meglio optare per bluse, camicie, pantaloni diritti. L’abito perfetto è quello che valorizza il punto vita ma scende morbido sui fianchi ed ha uno scollo all’americana. Un esempio è Jennifer Lopez.

Fisico a rettangolo 

La donna in questione ha un fisico androgino, è atletica e magra. Ha poco seno, punto vita non segnato, fianchi stretti. Il suo fisico è perfetto per sfilare in passerella, le curve non sono il suo punto forte. Può osare senza mai apparire volgare. Da prediligere sono gli abiti stile impero, ma anche crop top e pantaloni palazzo. 

Fisico a mela 

Come dice la parola stessa, il corpo segue le linee di questo dolce frutto. Il punto vita è inesistente e il torace e i fianchi sono della stessa dimensione. Da prediligere sono i jeans skinny e abiti corti sopra il ginocchio dal tessuto morbido. 

Fisico a triangolo invertito

La silhouette è asimmetrica e occorrono spesso due diverse taglie per la parte superiore e inferiore del corpo. È l’opposto del fisico a pera, le spalle sono larghe e i fianchi stretti. Si consigliano abiti in pizzo e con volant, camicie monocolore e blazer lunghi con spalline. 

m.s. 

Style / 2 Febbraio, 2021

Rosso Valentino: storia di un colore iconico

Non è ciliegia, né corallo né carmino: è rosso Valentino, una sfumatura che racchiude in sé tutto lo charme della maison. È stile, passione e fascino eterno. Il rosso è da sempre un colore estremamente affascinante. Pensare al rosso significa immaginare immediatamente il fuoco, la passione, il calore, l’attrazione. Il colore rosso è associato al primo Chakra; simboleggia la forza, la potenza, il sangue, ma anche l’estroversione e una forte personalità. Si tratta di un colore che stimola la mente, la fantasia, ma anche il corpo (sapevate che aumenta il ritmo dei battiti cardiaci?). Il rosso è una tonalità che seduce a prima vista, richiama l’attenzione e stimola i sensi. Immaginate una bella donna che indossa un vestito rosso ad una festa per farsi notare. Amare il Rosso Valentino significa avere carattere, grinta, voglia di vincere, ma anche brama di potere, voglia di sedurre e dominare. Da sempre associato alla sontuosità e alla bellezza, il Rosso Valentino è un colore che non si può ignorare. Ma quale storia si cela dietro di questo colore iconico? 

Come nasce il Rosso Valentino

Un giovane Valentino Garavani, ancora studente, viene colpito dall’abito di un’anziana signora fra la folla dell’Opera di Barcellona. Nessun colore ai suoi occhi era mai apparso così vivo e così potente ed egli ne conserverà sempre la memoria nel cuore. Quando nel 1959 Valentino apre il suo primo atelier in Via Condotti 15 a Roma, decide senza esitazione che la donna Valentino sarà vestita di rosso. Ben presto questo colore diventa l’emblema della maison e contribuisce al suo fascino eterno. Il Rosso Valentino è intenso ed avvolgente, morbido e caldo, audace e puro. Valentino lo definisce “lo strumento che consente ad ogni donna di sentirsi una dea”. Si tratta di una tonalità che si sposa bene con qualsiasi tipo di incarnato ed è adatto sia all’alta moda con la sua essenza elegante. sia al prêt-à-porter, con il suo animo dinamico, aggressivo, rock. Questo colore non conosce crisi né stagione e, decennio dopo decennio, resta indiscutibilmente il più amato e desiderato di sempre dalle donne. 

m.s.

Style / 1 Febbraio, 2021

Il “fisico ideale” e la bellezza nel corso della storia

Esiste una definizione universale di bellezza? Da tempo immemorabile filosofi, artisti e letterati si interrogano sul concetto di bellezza femminile. “Ciò che è bello è buono” diceva Platone, ma è Seneca che esprime il concetto di bellezza come armonia delle proporzioni: “Una bella donna non è colei di cui si lodano le braccia o le gambe, ma quello il cui aspetto complessivo è di tale bellezza da togliere la possibilità di ammirare le singole parti”.  Il drammaturgo Ibsen sottolinea invece la relatività della bellezza femminile: “Che cos’è la bellezza? Una convenzione, una moneta che ha corso solo in un dato tempo e luogo”. 

I canoni di bellezza infatti non sono eterni né immutabili, ma evolvono nel corso del tempo, spesso in modo drastico, da un periodo storico all’altro (o addirittura tra un decennio e quello successivo). Definire la bellezza è oggettivamente difficile. Secondo Paul Valéry, “definire il bello è facile: è ciò che fa disperare”. Da sempre le donne desiderano essere belle. Il mito della bellezza e “del fisico ideale” non è una prerogativa della nostra epoca. Da sempre le donne inseguono un ideale di bellezza che cambia in base all’epoca in cui vivono. Se le donne del ‘700 torturavano il loro corpo in corsetti iper stretti pur di avere un vitino da vespa e disegnavano sul viso un finto neo per esaltare la loro vanità, in Cina le donne della stessa epoca si bendavano i piedi per impedirne la crescita (perché solo un piedino piccolo era femminile) e in Giappone la bellezza era nel “candore” e le donne si coloravano il volto con la polvere di riso per renderlo bianchissimo. Da ciò si deduce che l’ideale di bellezza femminile cambia non solo in base all’epoca storica, ma anche in base alla collocazione geografica. 

Gli anni ‘50 e il fisico a clessidra 

Gli anni ’50 sono l’epoca delle pin up ammiccanti, di Marilyn Monroe e dei corpi a clessidra esaltati da un vitino da vespa. Sono gli anni della Barbie, considerata rivoluzionaria perché era una bambola adulta, sexy e indipendente, al contrario dei bambolotti neonati che dovevano valorizzare l’istinto materno. Gli anni ‘60 sono il trionfo delle donne procaci, “curvy” e fortemente sensuali.

Gli anni ‘60

Addio alle curve sexy, è l’epoca di Twiggy e del fisico esile e minuto e degli occhi da cerbiatto. In quegli anni si registra un boom di diete per raggiungere il fisico ideale, magro e longilineo. L’ideale è un corpo senza curve, mascolino ed asciutto. Anche Audrey Hepburn è un’icona di bellezza di quegli anni, con la sua eleganza raffinata e il suo fisico filiforme. 

Gli anni ‘80

L’epoca delle bellezze statuarie, donne snelle, ma atletiche. Sono gli anni delle super modelle con corpi di amazzoni, gambe lunghe chilometri e muscoli definiti. Cindy Crawford e Linda Evangelista sono le icone irraggiungibili di bellezza. 

Gli anni ‘90 

Kate Moss domina la scena mondiale. La bellezza della porta accanto è l’ideale delle donne del tempo e una reazione alle supermodelle del decennio precedente.

Gli anni 2000

Sorrisi smaglianti, boccoli e corpo tonico e ben proporzionato: è l’epoca degli angeli di Victoria’s Secrets (Adriana Lima, Gisele e Heidi Klum). 

L’epoca attuale 

Eccoci arrivati al periodo attuale. Quali sono gli ideali di bellezza oggi? Una sembra essere la parola chiave “squat”. Kim Kardashian e Kylie Jenner sono icone di stile: le forme sono generose, seno e fianchi abbondanti, cosce burrose, ma il vitino è stretto. Torna in auge il fisico a clessidra, ma in forma esagerata (il lato B ideale è quello brasiliano e spesso si ricorre alla chirurgia estetica per averlo), le labbre sono gonfiate con il filler, i capelli allungati da extension. 

m.s.