Style / Febbraio 6, 2021

La storia del bikini

All’indomani della Seconda Guerra Mondiale, nel 1946, due bombe sconvolsero il mondo da poco tornato in pace: la prima, una bomba nel senso letterale del termine, devastò l’atollo delle Isole Bikini durante un test nucleare, la seconda “una bomba di stile” colpì Parigi con l’arrivo di un nuovo rivoluzionario capo di vestiario che sconvolse la moda nonché l’opinione pubblica. Si trattava del bikini, ribattezzato così dal suo creatore Louis Réard proprio in riferimento alle Isole Bikini poiché secondo il suo parere avrebbe cambiato per sempre il mondo della moda e sconvolto il pubblico. Cosa condusse un ingegnere automobilistico alla creazione di uno dei capi d’abbigliamento più famosi del secolo? Qual è la vera storia del bikini? Scopriamolo insieme.

Nato il 5 luglio 1946

Nel 1940 un giovane Louis Réard prese le redini del business di lingerie della madre. Alla ricerca di nuove intuizioni, fu colpito da due eventi in particolare. Notò che sulle spiagge di Saint Tropez le donne si arrotolavano i bordi del costume per prendere meglio il sole in zone coperte dal costume (l’abbronzatura già andava di moda, non era più in voga il pallore nobiliare). Il secondo spunto fu una creazione di Jacques Heim di nome Atome ovvero il primi due pezzi della storia, il cui slogan recitava “Il costume più piccolo del mondo”.  In verità il costume di Heim copriva ancora l’ombelico. Réard creò un costume ancora più audace e più “striminzito”. Per pubblicizzare la sua creazione rivoluzionaria noleggiò degli aerei che nei cieli mostrano la slogan “Più piccolo del più piccolo costume del mondo”. Il capo d’abbigliamento era scandaloso. Nessuna modella voleva indossarlo per pubblicizzarlo: troppo succinto, troppo audace. Allora fu scelta una spogliarellista del Casino de Paris, tale Michelle Bernardini, che non aveva nessun obiezione essendo abituata a spogliarsi in pubblico. Il lancio ufficiale ci fu alle Piscine Molitor di Parigi. Il bikini fece grande scandalo, ma anche molto rumore. Gli uomini di tutto il mondo “impazzirono” (ben 50.000 lettere di matrimonio arrivano alla Bernardini). Eppure un capo che sulla modella Michelle appariva così bello, appariva ancora troppo “audace” per le donne normali. Il bikini non conobbe immediata fortuna. Il Vaticano espresse dissenso e lo giudicò “peccaminoso” e immorale. Il bikini fu bandito in Spagna, italia, Belgio, Portogallo e Australia. In molti stati statunitensi fu proibito fino al 1959. Tutto cambiò quando Brigitte Bardot lo indossò nella pellicola “E Dio creò la donna” (1959). Tutte le dive iniziarono ad indossarlo ed amarlo. Il due pezzi divenne simbolo della rivoluzione sessuale degli anni ‘60 e la sua ascesa fu inarrestabile. Nel 1967 secondo il Time il 67% delle donne nel mondo indossava il bikini. Tuttora il bikini è uno dei capi femminili più amati ed usati. 

 

m.s.

 

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